Giardini e Rovine di Ninfa
indirizzo Luogo di interesse naturalistico
indirizzo Via Ninfina, Sermoneta
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Seppur nel territorio del Comune di Cisterna di Latina, Ninfa è strettamente legata alla storia della Famiglia Caetani e quindi a Norma e Sermoneta.
Ai margini della via Pedemontana Volsca che collegava Roma con il sud del Lazio, proprio sotto la rupe di Norma, al lato di un limpido laghetto formato dalle acque del fiume Ninfeo, nel VII secolo d.C. si insediò un modesto nucleo di abitanti che avevano abitato la diruta Norba. Nel 741 l’imperatore Costantino Copronimo donò al papa Zaccaria Ninfa e Norma. Nel IX secolo Ninfa fu in possesso dei Conti di Tuscolo e solo nel 1085 entrò a far parte dei possedimenti della Santa Sede. Nel 1159, proprio a Ninfa, Rolando Bandinelli venne incoronato papa con il nome di Alessandro III nella chiesa di Santa Maria Maggiore, di cui restano le rovine. La cittadina fu in possesso dei Frangipane, degli Annibaldi, ma Ninfa raggiunse l’apice a partire dal 1297 con Pietro Caetani, nipote di Bonifacio VIII, il quale incentivò sia l’attività edilizia che commerciale: i Caetani infatti la potenziarono con la costruzione di ben sette chiese, oltre 150 abitazioni, due mulini per cereali, mura di cinta, il palazzo con una robusta torre. Le fortune di Ninfa durarono fino al febbraio del 1382; in quell’anno travolta da lotte fratricide fu totalmente distrutta e non fu mai ricostruita. La malaria fece il resto disperdendo i pochi contadini rimasti sul posto. Ormai esisteva solo nel ricordo, tanto che nell’Ottocento veniva definita come la “Pompei del medioevo” (Gregorovius).
Nel 1921 ci fu la svolta grazie a Gelasio Caetani, il quale iniziò la bonifica della zona e il restauro dei ruderi (e in particolare della torre e del Municipio), avviando inoltre un recupero botanico attraverso la piantumazione di specie diverse sotto la guida della madre Aba Wilbraham Caetani. L’opera fu poi continuata dal fratello Roffredo, dalla moglie di questi, Marguerite Chapin Caetani e dalla figlia Lelia Caetani Howard. Il giardino è quindi il risultato di amorose cure e geniali interventi botanici indubbiamente favoriti da un microclima: il sito di Ninfa è infatti protetto da Nord dalla sovrastante rupe di Norma, mentre il fiume che ha qui la sua origine funge da regolatore termico. Sono infatti migliaia di piante che ormai hanno attecchito e seguono un tranquillo ciclo vitale, sotto la guida di esperti tecnici e botanici. Insieme ai nostri ontani, salici, pioppi, olivi, querce, aranci, limoni, melograni, crescono l’azzurro “ceanothus” californiano, i grandi aceri nipponici, le betulle boreali, l’albero dei tulipani, l’acero dello zucchero, magnifici bambù, la splendida Gunnera manicata, i ciliegi cinesi, la calla etiopica. Profumatissime sono le aree coltivate con rose, garofani, papaveri, tulipani, peonie, begonie, lillà, lavanda, salvia e rosmarino. Nel 1977 Lelia Caetani moriva senza eredi. Con lei si estingueva anche il casato dopo oltre 700 anni. Per evitare la dispersione di un patrimonio cosi grande donna Lelia, quando era ancora in vita, istituì la Fondazione “Roffredo Caetani di Sermoneta”, alla quale intestò la proprietà: un’azienda agricola, Ninfa e il Castello di Sermoneta.

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Il Giardino di Ninfa è aperto al pubblico il primo Sabato e Domenica del mese da APRILE ad Ottobre.

indirizzo http://www.fondazionecaetani.org